Sapete cos’è il fracking?

Il fracking è la tecnica del momento negli U.S.A. per estrarre metano dal sottosuolo, e a detta di molti esperti, è una fonte di energia pulita. Ma è proprio così?

frackingIn un periodo dove si moltiplicano gli allarmi sull’effetto serra causato dal petrolio, una fonte energetica pulita come il metano che si trova in gran quantità, sembra la soluzione ottimale al problema dell’inquinamento. Ultimamente negli Stati Uniti è stato riproposto un metodo per estrarre il gas intrappolato nelle rocce chiamato “fracking” che però per le sue conseguenze per l’ambiente e la salute, lascia molti dubbi. Il metano è un combustibile fossile come il petrolio e il carbone, ma ha il pregio di essere più pulito, cioè quando avviene la sua combustione, produce meno CO2 e quindi contribuisce meno degli altri due al riscaldamento globale. Già dal 1930 si sapeva che alcuni tipi di roccia trattenevano al loro interno milioni di litri di metano, il problema era di come estrarlo da esse. Le tecniche del tempo erano primitive e dispendiose e non riuscivano a fare concorrenza al petrolio estratto dai giacimenti arabi con i metodi convenzionali. A partire dagli anni settanta, a causa della situazione politica medio orientale che rendeva i paesi dell’area politicamente instabili con conseguente aumento dei costi per l’estrazione di petrolio, si cominciò a pensare a rivalutare fonti diverse di energia e sperimentare nuove tecniche per il fracking. Il petrolio e numerosi altri gas naturali si formano in depositi chiamati rocce madri che sono molto impermeabili quindi il gas è difficilmente estraibile. Come riuscire allora? Si è provato allora con il fracking che letteralmente vuol dire hydraulic fracturing: dopo la trivellazione del suolo, si inietta nel foro acqua ad altissima pressione che spezza le rocce e permette al gas di fuoriuscire e risalire verso la superficie dove viene imprigionato. Il boom di questa tecnica si ebbe solo negli anni Novanta con la scoperta di nuovi materiali che sono in grado di dilatare per lungo tempo queste fratture permettendo al gas di continuare a fuoriuscire. La scelta di questa nuova tecnica è stata favorita anche dall’aumento del prezzo del petrolio importato ed i numeri parlano da soli: nel 2000 il metano ricavato con il fracking rappresentava l’1% di tutto il gas naturale estratto, nel 2014 invece siamo arrivati al 25% e le previsioni dicono che nel 2035 si raggiungerà il 50% circa. Oltre al petrolio, l’abbondanza di questo gas sta sostituendo come fonte energetica il terribile carbone la cui combustione emette nell’atmosfera più del doppio di anidride carbonica. Alcuni risultati positivi ci sono stati : negli ultimi cinque anni, l’America ha prodotto 450 milioni di tonnellate di CO2 in meno. Adesso le dolenti note. Questa tecnica richiede un enorme consumo di acqua, tanto per dare un’idea, negli impianti americani si consumano ogni anno 530 milioni di m3 di acqua, sei volte circa il consumo di una città come Milano. Le sostanze iniettate nelle fratture con lo scopo di allargare le medesime per fare uscire il gas, sono delle vere e proprie bombe chimiche utilizzate con pochissimi controlli e regole senza nemmeno essere sottoposte alla valutazione di impatto ambientale. Ma esattamente che tipi di sostanze vengono iniettate insieme all’acqua ad alta pressione? Non si conoscono tutte ma sicuramente tra queste sono presenti acidi, oli lubrificanti, biocidi e sostanze altamente tossiche che una volta nel terreno avvelenano irrimediabilmente le falde acquifere inquinando l’acqua che noi beviamo, provocando danni alla pelle, agli occhi e al sistema gastrointestinale. Il metano poi durante il processo estrattivo non viene totalmente recuperato e la parte che sfugge porta il gas anche a chilometri di distanza dai pozzi, insinuandosi nelle fessure e riuscendo ad arrivare nelle falde acquifere e nei rubinetti di casa! Se poi una parte di gas fugge e si libera nell’atmosfera, è 80 volte più potente dell’anidride carbonica come gas serra, quindi il beneficio di avere un gas “pulito” viene a mancare. Altro rischio presunto è quello dei terremoti ma questo aspetto è tutto da dimostrare. Non mancano nemmeno i dubbi sollevati delle associazioni ambientaliste che criticano questa tecnica di estrazione perché sempre si tratta di uso di combustibili fossili che avranno un effetto negativo sul clima. Meglio sarebbe spendere le risorse a disposizione per le energie rinnovabili sicuramente meno inquinanti.