Green Hill: giustizia è fatta.

Era da molto tempo che si attendeva l’esito del procedimento penale contro gli uomini della Marshall Bioresoueces e della Marshall Farms Group.

beagleFinalmente il 23 gennaio 2015 è arrivata una storica sentenza senza precedenti nel nostro Paese:Green Hill ed i suoi uomini sono stati condannati per avere sterminato dal 2008 al 2012, più di seimila Beagle. I giudici del Tribunale di Brescia hanno condannato il gestore dell’allevamento Ghislane Rondot  ed il veterinario Renzo Graziosi a un anno e sei mesi ed il direttore dell’allevamento Roberto Bravi a un anno più il risarcimento delle spese.

Assolto invece Bernar Gotti co-gestore dell’allevamento per non avere commesso il fatto.

Ai tre condannati per maltrattamento ed uccisione di animali è stato anche vietato di allevare cani per almeno due anni ed è stato disposto un risarcimento danni di trentamila euro a favore della Lega Antivivisezione che non nasconde la sua soddisfazione: “E’stata una grande vittoria ed un enorme riconoscimento, ha dichiarato il presidente LAV Gianluca Felicetti, per noi e per tutti quelli che in tutti questi anni hanno lottato con manifestazioni, petizioni, digiuni, denunce, articoli su giornali ed inchieste televisive. Siamo altresì consapevoli che a tuttoggi la vivisezione esiste ancora e “Oltre il filo spinato di Green Hill” vengono sacrificati tremila animali al giorno solo in Italia.

Tutto questo nel nome di una scienza che non da i non ha mai dato una risposta utile per la nostra salute. Facciamo un brevissimo riassunto dei fatti: Green Hill con sede a Montichiari (Brescia) struttura specializzata nell’allevamento di cani razza beagle destinati ad esperimenti di natura biomedica è sempre stata nel mirino di animalisti che ne chiedevano la chiusura. Nel 2012 un gruppo di animalisti fece irruzione nell’allevamento e liberò dalle gabbie numerose decine di cani facendoli passare sopra il filo spinato che delimitava la proprietà. Le immagini dei cuccioli che scavalcavano il filo spinato fecero il giro del mondo turbando l’opinione pubblica ed i responsabili del gesto vennero processati con accuse che andavano dal furto e rapina a danneggiamento e violazione di domicilio. Nel corso del processo, gli avvocati difensori degli animalisti chiesero di poter effettuare un sopralluogo per accertare i danni procurati, e fu proprio durante questo accertamento che ci si rese conto in che modo crudele veniva gestito questo allevamento. Da questo avvenimento cominciò l’indagine che si è conclusa venerdi 23 gennaio 2015 con le condanne dei responsabili.