Moria di massa di uccelli, pesci e invertebrati marini

moria di pesciNegli ultimi settanta anni, l’analisi di 758 decessi di massa di circa 2.500 specie animali ha evidenziato che le morti sono in aumento tra uccelli, pesci e invertebrati marini, contemporaneamente diminuiscono i decessi di rettili e anfibi e restano invariati quelle dei mammiferi.Morie importanti di animali di una stessa specie in un breve periodo sono da considerarsi estremamente preoccupanti e non è sbagliato dire che potrebbero decimare se non estinguere la razza stessa.

“Questo studio è il primo tentativo di quantificare la frequenza, la rilevanza e le cause di queste morti di massa”, ha detto Stephanie Carlson professore associato presso l’Università della California, Dipartimento di Scienze Ambientali. Lo studio pubblicato dalla National Academy of  Sciences è stato condotto dai ricercatori dell’Università di San Diego e della Yale University.

I ricercatori si sono concentrati soprattutto sul periodo che va dal 1940 a oggi esaminando però anche i vari casi di morti di massa documentati e certificati nella letteratura scientifica utilizzando vecchi studi datati 1800. Lo studio ci dice che per il 26% le cause di morte sono da attribuire a malattie varie, il 19% agli effetti diretti legati all’intervento dell’uomo come l’inquinamento ambientale. La citotossicità ha influito per il 25% circa delle morti a causa di fenomeni come la proliferazione di alghe e di eventi climatici estremi. Lo studio ha evidenziato come gli eventi più gravi sono stati quelli con più cause. Sempre la Carlson ha osservato che le morie di pesci nelle acque della California sono dovute soprattutto alla siccità delle stagioni estive: i piccoli corsi d’acqua che alimentano i grandi fiumi si prosciugano e di conseguenza i livelli di ossigeno calano drasticamente aumentando di conseguenza la concentrazione di sostanze dannose. Lo studio sottolinea anche che il numero di eventi di morti di massa degli ultimi settanta anni è aumentato di una unità all’anno per un totale di nuovi 70 eventi. Anche se questo dato può sembrare di lieve entità, nella pratica è una catastrofe che rischia di decimare numerose specie, quindi il buon senso ci dice che oltre a monitorare i cambiamenti fisici come i modelli delle precipitazioni e della temperatura terrestre, è importante osservare e documentare le risposte biologiche a questo cambiamento ambientale.

C’è ancora spazio per migliorare lo studio di questi fenomeni ha detto Samuel Fey, co-autore di questo studio, e forse ci riusciremo grazie anche al contributo finanziario della Environmental Agency e del National Science Foundation.